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Settanta mi da tanto

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Di nuovo sul tetto dell’Europa da Rally, a settant’anni. Dividendo l’abitacolo della Lancia Delta Integrale dipinta di nero con Fabrizia Pons, altra inossidabile con l’entusiasmo e la voglia di una ragazzina, Luigi “Lucky” Battistolli ha infilato un altro titolo, con il successo del quarto raggruppamento nell’Europeo Rally Storici. Un successo che si affianca a quelli del 2017 e del 2014 e che si porta dietro la lunga striscia di titoli italiani conquistati a partire dal 2014, compreso quello di quest’anno.

Ennesimi successi di una carriera infinita, ricominciata con le storiche nel 2013 e filata via macinando vittorie da vero reuccio della categoria. Quasi che, di fronte a un fenomeno simile, la prima cosa che venga da chiedersi sia se è meglio questo Lucky o quello che intraversava quarant’anni fa: “Sono sincero – attacca a spiegare – è proprio la prima risposta che mi viene da dare. Se negli anni ’70 avessi avuto la concentrazione e la serietà con cui affronto queste gare, sicuramente sarei finito nel Mondiale e questa è una valutazione che fanno tutte le persone attorno a me e che mi seguono, Fabrizia Pons, Gigi Cazzaro e l’insostituibile Rudy. Da giovane l’approccio era diverso, prima di tutto c’era l’azienda da gestire e da portare avanti. I rally rappresentavano uno sforzo importante, ma pure un divertimento, una specie di percorso goliardico. Sono cambiato dall’84 in poi e posso assicurarvi che anche quando correvo poche gare all’anno, tipo il Bassano o l’Aviano, l’approccio era simile a quello di adesso: cercavo sempre il risultato”.

Come in Ungheria, dove avete chiuso il discorso dell’Europeo. Potevate limitarvi a fare il compitino, portare la macchina al traguardo e festeggiare il campionato. Invece avete vinto, firmando cinque speciali, lasciando gli altri a più di due minuti: “Anche all’Elba mi sarebbe bastato arrivare in fondo per vincere l’Italiano Storico Assoluto e tutto il resto, ma là ho avuto sfortuna per problemi di surriscaldamento del motore che alla fine hanno fatto cedere il monoblocco, cosi sono stato obbligato ad andare in Ungheria. È stata una trasferta difficile, la prima volta in quella gara contro gente tipo Wagner che la conosce molto bene. Correre per arrivare per certi versí è più difficile che andare al limite e alla fine è venuto fuori un gran bel duello con Zivian, che la sua Audí la fa andare davvero forte. Poí in cuor mio prevale sempre la voglia di vittoria”.

Stagione a tratti complicata: è vero che dopo il caso benzina in Spagna hai pensato di smettere?Assolutamente sì! A me subire una squalifica non per colpa mia provoca una rabbia enorme. In Fia la mia buona fede è stata riconosciuta (nel campione è stata trovata una quantità non conforme di aromatici e squadra e pilota sono ora in causa con il fornitore) ma non è bastato a evitare la squalifica. Quella sera, in tre ore di viaggio per tornare da Ginevra, non ho detto una parola con nessuno, avevo deciso di piantare tutto. Poi tutti mi hanno convinto a continuare, compreso mio figlio Alberto. Ma anche al Rally delle Asturie abbiamo avuto un problema con un fornitore, con un cerchio che avrebbe dovuto essere monolitico e che invece si è aperto a metà, facendoci uscire di strada. Anche per quegli episodi la sfida dell’Europeo si è fatta più carica di motivazioni”.

E adesso? C’è ancora fame di vittorie? “Non so cosa farò nei 2020, ancora non ci sono programmi. Di certo voglio continuare a correre. Non mi rendo conto nemmeno io di come faccio a essere così competitivo a settant’anni. Anche Fabrizia dice che sono il pilota più forte che conosca e con cui ha corso. La gente crede che gli storici siano meno complicati dei rally moderni, ma non è così. Anzi mi piacerebbe vedere più giovani nel Tricolore Storiche, perché è molto formativo. Purtroppo i costi sono alti, perché una 037 o una Stratos giuste costano anche 500.000 euro, la mia Delta ne costa 300.000. Però ci sono anche un sacco di Porsche a prezzi molto più abbordabili”.

Dunque è per i consigli di papà che Alberto ha deciso di cimentarsi proprio con le Storiche? “Sicuramente perché io correvo con queste, ha provato prima un Kadett e poi un 131 e sí è divertito moltissimo. Così ha deciso di seguirmi e di correre assieme a me”. Parlando di figli, visto che in famiglia c’è una certa propensione ai ritorni, sarebbe l’ora di rivedere Lara al volante. Andava forte: “Sì, andava forte e credo che in cuor suo abbia voglia di riprovarci. La frenano un po’ gli impegni di lavoro (anche lei nell’azienda di famiglia) e la famiglia coni figli. Io sono il capo in azienda e posso permettermi un po’ di fare quello che voglio, ho bravi manager attorno che mi permettono di assentarmi anche a lungo, come nel 2017 quando abbiamo corso 17 gare. Per gli altri è un po’ diverso”.

Voglia di provare una vettura moderna?Lo farò e anche a breve– risponde di getto – dopo il 2001 non è ho più avuta l’occasione, ma nel giro di poco tempo ho intenzione di farlo. Anche perché Alberto, oltre a continuare con le storiche, vuol fare qualche gara con le moderne, quindi perché non seguirlo?”.

Lucky, a 70 anni hai ancora una voglia matta di intraversare, oggi invece si vedono ragazzini di vent’anni che hanno l’enorme fortuna di poter maneggiare il volante di un’auto da corsa e che eppure, alla prima difficoltà, cercando mille scuse o mollano il colpo. È tutta questione di passione o c’è altro? “Credo che sia soprattutto una questione passione e credo anche che ci siano giovani che questa passione sincera l’hanno ancora. Penso a Damiano De Tommaso, che non ha paura di sporcarsi le mani in officina per guadagnare qualche soldo per correre o a Fabio Andolfi, che correrebbe sempre e comunque, anche con un carretto pur di stare in macchina. Alcuni hanno voglia e costanza, altri è vero ne hanno molta meno. Spero che per il futuro i budget federali siano resi più sostanziosi per aiutare chi davvero merita, ho un po’ di idee e vorrei parlarne presto con chi di dovere”.