Gli anni '70



“Fu un rally difficilissimo, massimo coefficiente europeo, sotto una neve pazzesca e quasi regolarmente con temperature sotto lo zero. Erano 2.200 km di gara da affrontare per due giorni e due notti. Sapevo bene che nei rally era fondamentale fare le ricognizioni sui percorsi che si dovevano affrontare. Le note di quella prima mia gara le feci (e imparai il modo, che poi adattai alle mie caratteristiche di guida e valutazioni personali) seduto un po’ davanti, un po’ dietro, un po’ mentre ero alla guida e un po’ come passeggero di un equipaggio composto da Bamby Baron e Leopoldo Santi, amici appena conosciuti e appartenenti alla scuderia con la quale mi iscrissi alle prime gare: la Palladio”.

Furono i primi due fine settimana strappati all’azienda che in sua assenza trovava il riferimento nella sua prima moglie, Loredana, straordinaria supporter di ogni sua iniziativa: nel lavoro, nello sport e nella vita.

Affrontò la sua prima corsa con un navigatore improvvisato ed era assistito da amici che per la prima volta seguivano un rally. Perse 8 minuti ad un controllo orario per un errore di percorso causato dall’inesperienza del suo compagno Antonio Comerio, detto Totò, che aveva pensato bene di non leggere le note.

“Dormii quattro ore in tre notti, ebbi un po’ di problemi per la rottura del serbatoio della benzina e alla fine conclusi quattordicesimo assoluto. Senza la penalizzazione sarei arrivato ottavo, appena dietro ai piloti ufficiali. Fu il battesimo che ci voleva. Capii che potevo crescere, imparare e vincere”.

Dopo la prima esperienza, Lucky iniziò ad organizzarsi: convinse il cognato, Alfredo Cappellini (Fredy) a seguirlo in questa avventura, iniziò a conoscere meglio l’ambiente. Nacquero amicizie importanti con molti dei piloti di allora, ma soprattutto iniziò a cementarsi il rapporto con Zefferino Filippi, Presidente della scuderia per cui correva ma anche Presidente dell’ACI di Vicenza, che divenne ben presto un suo supporter. Consolidò fra gli altri un rapporto incredibile con Giovanni Casarotto e la sua navigatrice, Francesca Serafini, con i quali, in coppia con Fredy, trascorsero molte notti a provare sulle Dolomiti. Casarotto fu uno dei piloti più forti di quegli anni, ma si limitò, per problemi di lavoro, a disputare poche gare e quasi tutte a livello regionale. Il 1974 lo vide alla partenza di molti rally, nazionali e internazionali in Veneto e altrove. La stagione si concluse con un rally nel Triveneto, chiamato Rally dei campioni che lo vide trionfare nel turismo di serie e conquistare il campionato Triveneto oltre ad una priorità CSAI che gli avrebbe consentito di partire tra i primi piloti nel campionato 1975.

1976



Nel 1976 fece il bis vincendo ancora il Campionato Rally Nazionali Triveneto, alternandosi alla guida di una Opel Kadett e una Opel Commodore sempre preparate da Conrero e poi affidate alle esperte mani del cugino Corrado Patella per i ripristini e per le manutenzioni. In quella stagione fece registrare successi conseguiti sia nei rally di campionato italiano assoluto che nei rally nazionali, con quindici vittorie nel turismo di serie e una gara di campionato del mondo, il Sanremo, dove vinse inserendo una vettura di serie (Gruppo 1) tra le preparatissime Stratos e altre vetture di Gruppo 4, vetture assoggettate a preparazioni speciali o fatte in esemplari numerati per finalità di corsa.

A fine campionato, prese parte a una gara, il Rally del Gargano con una vettura speciale che gli aveva messo a disposizione la General Motors Italia. Per l’occasione era in coppia con il più ricercato navigatore italiano: Rudy Dal Pozzo, con una formidabile Opel Kadett Gruppo 4. Arrivarono secondi, appena alle spalle di un famosissimo Maurizio Verini (131 Abarth) e davanti all’altrettanto talento italiano Mauro Pregliasco su Lancia Stratos.

1977



“Nel 1977 mi telefonò Roberto Angiolini. Mi spiegò dell’attenzione che avevo suscitato nel Gruppo Fiat che, attraverso la scuderia Jolly Club aveva deciso di affidarmi la guida di una 131 in via di sviluppo. Era un’occasione imperdibile. Stavo imboccando la via giusta per coronare i miei sogni. Un campionato italiano e poi, chissà…”
E invece, proprio in quel momento iniziò il conflitto che avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera da professionista. Il programma ambizioso lo avrebbe portato a lavorare duramente per lo sviluppo della 131 a fianco della squadra ufficiale, con l’obiettivo di farne parte stabilmente, avrebbe avuto come contropartita la necessità di trascurare la crescita dell’azienda di famiglia.
“Spiegai il problema a Roberto, che credo mi dette del “matto” al punto che mi chiese di telefonare direttamente a Luca Di Montezemolo per spiegargli i motivi del mio rifiuto. Lo feci e mi giocai, probabilmente, l’occasione a cui un pilota avrebbe per nessun motivo al mondo rinunciato, occasione che non si sarebbe più ripresentata”.

Firmò un contratto con la General Motors, più flessibile e meno impegnativo di quello offertogli dal Jolly Club e nel 1977 vinse tutte le gare a cui partecipò, ridiventando Campione Italiano nel Turismo di Serie”. In alcune gare finì a un passo dalla vittoria assoluta, a metà stagione fu addirittura secondo nel Campionato Italiano assoluto. C’è una gara che Lucky ricorda in particolare: il Rally del Ciocco.
“Ero in testa alla gara con una nebbia incredibile, guidavo una modesta Kadett Gruppo 1 davanti a Walter Roorl (Kadett Gruppo 4), Raffaele Pinto e Vudafieri, ambedue su Stratos. Ma ad un controllo orario Gianni Braito andò a spingere una vettura che ci partiva davanti (probabilmente quella di Pinto) e quando tornò al controllo orario timbrò in ritardo. Ci costò due minuti di penalizzazione e la possibile vittoria”.

1978-1979



Nel 1978, sempre per i noti problemi di lavoro, declinò l’offerta della Ford Italia che gli aveva proposto un contratto triennale per guidare la Ford Escort 2.0 con tanto di ingaggio lusinghiero. Stessa cosa fece alla richiesta della General Motors e si dedicò all’azienda. Ma era impossibile che Lucky potesse stare lontano dai rally in modo definitivo…

L’anno successivo, quando aveva ancora una volta deciso di mettere da parte il rally per proseguire nei sempre più pressanti impegni in Azienda, fu contattato da alcuni amici, colleghi piloti, che avevano in mente un programma ambizioso con alcuni sponsor curati dalla Sponsor Service di Renzo Magnani, e una scuderia veneta appoggiata dalla Fiat: la Quattro Rombi. Dopo alcuni incontri con il Presidente di questa scuderia che era anche Direttore della Fiat per il Triveneto, l’Ing. Pio Cantoni, accettò un programma che lo avrebbe impegnato nel campionato italiano anche se non in modo particolarmente pressante.




“Fui conquistato dalla simpatia di un uomo che combinava la sua autorevolezza e competenza nel campo dei motori (era stato ingegnere in Ferrari) alle sue doti umane. Assomigliava molto a Virgilio Conrero. Il campionato mi vedeva in squadra con una mia collega pilota, campionessa italiana femminile, Fabrizia Pons, alcuni piloti veneti quali Aldo Maria Pasetti, Franco Ceccato, Massimo Bonzo, Giorgio Ceccato e Liviero. Iniziammo da S. Marino con una Fiat Ritmo. Ricordo che il preparatore, Giuseppe Volta, accettò il mio invito per un test al mio fianco sulla nuova vettura appena preparata, il giorno prima della gara. Disse che un pilota così non l’aveva mai incontrato, suggestionato da un funambolismo veloce e raro. Partimmo, ma purtroppo si ruppero un po’ alla volta numerosi elementi meccanici. Successe la stessa cosa a Fabrizia, con una vettura uguale alla mia. Alla fine del rally, in un meeting con Cantoni, dopo essermi consultato con Fabrizia, feci una proposta che prendeva spunto dalla difficoltà di rimettere a punto due vetture dopo la gara di S. Marino da parte del bravissimo Giuseppe Volta, e tendeva a concentrare la sua abilità su una sola vettura il cui abitacolo sarebbe stato condiviso da Lucky e Fabrizia per la successiva gara: la Targa Florio.

I due, con questa nuova configurazione andarono fortissimo in Sicilia, riuscendo a piazzarsi davanti alle Alfa Ufficiali, della stessa categoria, più sperimentate e performanti in tutte le prove di velocità. E così a Lucky, per la successiva gara in Sardegna fu offerta con una Fiat 131 Abarth, la stessa che aveva rifiutato due anni prima.